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Di metafore, sport e ammenicoli vari...

Inserito da franz il 13/02/2012 alle 13:56 nella sezione Corsa

Scagli la prima pietra chi non ha mai detto: in fondo la corsa è una metafora della vita.

Che palle.
Ogni accadimento è una metafora della vita, anzi "è vita" e non la sua metafora...

Sabato guardavo Italia Inghilterra.
Anche il rugby è un metafora della vita.
Da solo non vai da nessuna parte.
Spesso per andare avanti devi passare la palla indietro.
Ci sono centinaia di regole e un arbitro che interpreta... tu puoi solo navigare a vista ed evitare le scorrettezze peggiori.
Tutti si menano, se picchi duro non è detto che sopravvivi...

Beh, anche il rugby è vita.
E nella mia esperienza personale ciò è particolarmente vero.
Ma non mi riferisco tanto alla partita, quanto al post gara.

Sicuramente per questo senso di frastornamento generale.
E poi perché sei convinto di averle prese da tutti.
Ma soprattutto per il terzo tempo.

Non ha importanza se hai vinto o perso, adesso sei lì che dividi allegramente una birra con il tuo avversario, meditando di come il rugby (e la vita) siano dei gran figli di puttana...

Franz
I'm not going anywhere,
I'm just enjoying the track

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Commenti
  • Logiovane 09/03/2012 alle 10:34:04 rispondi
    Il rugby è uno sport ancora 'sincero'. Spietato come deve essere in campo, dove l'unico vero padrone di casa è l'arbitro, rispettato dai giocatori e dagli spettatori, ma fuori dal campo
    tutti compagni nessun avversario. Il paragone, con il calcio che ci fanno vedere oggi, sarebbe fin troppo facile e magari non del tutto corretto. La speranza è che rimanga tale e non cerchi di copiare i miti
    o illusioni del calcio e specialmente che la TV ne rimanga assai lontano.
    Mi sono avvicinato al rugby anni fa per curiosità, che poi è diventata anche una passione, per fuggire il fastidio che sentivo crescere dentro me nei confronti del calcio moderno, l'astio nei confronti dell'ambiente che lo circonda e che lo ha definitivamente 'intossicato'. Purtroppo ha intossicato anche gli stessi praticanti che non si presentano il sabato a giocare sui campi di Trenno se non indossano la t-shirt originale. Avremmo dovuto accorgercene ancora anni fa quando, bambini, ci si distingueva se sotto braccio portavamo uno di quei palloni di cuoio che rispetto ai palloni di plastica, pesavano ed erano duri come pietre. Nessuno aveva il coraggio di colpire di testa. Chi l' ha fatto è rimasto offeso ed ancora oggi ho qualche amico che ne riporta i traumi. Ma ai vecchi tempi si pensa sempre con una certa nostalgia.
    Poi è nato mio figlio che adesso, a sette anni, frequenta (dire che gioca sarebbe un eufemismo) i campi di rugby, anzi di minirugby di Lainate; è tutto così divertente, ma il momento
    più divertente è il terzo tempo dei bambini, fatto a di panini al prosciutto, o di fette di torta fatte in casa e di bicchieri di succo di frutta e aranciate. E' un po' presto perché un bambino di sette anni capisca le metafore della vita e del rugby. Questo lo imparerà da solo quando inizierà a fare sul serio.
    Insomma quello che vorrei dire, senza illudermi naturalmente, è che mi auguro che il rugby mantenga a lungo questa 'ingeniutà' e che l'esempio che le basi e i ragazzi ricevono dai top players rimanga uno stile di comportamento 'pulito', 'onesto','coerente'.
    Logiovane.