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Qualche giorno fa, mentre guardavo le splendide immagini della presentazione del nuovo progetto di Kilian Journet Burgada, che non a caso ha chiamato Summit of my Life, riflettevo sulle sensazioni che prova il catalano.
Giovane, nel pieno delle sue forze, perfettamente allenato, un corpo che lo segue in qualsiasi progetto e non lo abbandona mai, vive facendo quello che ha sempre sognato...
Mi veniva in mente un giovane dio, messo lì apposta per farci comprendere quanto grande possa essere l'essere umano...
Poi, ieri sera, la notizia: Stéphane Brosse, uno dei più forti scialpinisti francesi, compagno di Kilian nella prima tappa del suo Summit of my Life era morto.
Le notizie sono ancora frammentarie, sembra che una cornice di neve abbia ceduto e Stéphane sia volato per 600 metri.
Kilian stesso, che era con lui, posta sul suo profilo FaceBook poche parole. Tanto per dire che sta bene e che tutti i suoi pensieri vanno oggi alla famiglia dell'amico.
Il silenzio davanti alla morte.
Eccoli qui, dunque, i giovani dei, le speranze di noi tapascioni, di fronte all'estrema nemica.
Nessuno è invincibile, nessuno è immortale, nessuno può tutto.
Ci sono lezioni meno dolorose per imparare la stessa cosa.
Ma è importante capirla fino in fondo.
E quindi?
Basta montagna, basta rischi, basta muoversi oltre?
Non credo. Credo invece che la morte si sconfigga ogni minuto vissuto intensamente e le si ceda il passo ogni volta che si accetta di fare qualcosa perché trascinati dalla quotidianità.
Nulla restituirà Stéphane, morto mentre faceva quello che amava di più, alla sua famiglia.
Ma la consapevolezza che un giovane dio è morto ci rende tutti più forti.
La morte è l'estremo parametro per misurare la bellezza della vita.
Franz
I'm not going anywhere,
I'm just enjoying the track
